Archivio per agosto, 2012

Caffeina

Pubblicato: 08/31/2012 in Mattina

Non ho voglia. Non ho voglia. Sembra di correre a vuoto. Di camminare a vuoto. Di pensare a vuoto. Di parlare a vuoto. Di reagire a vuoto. Di ridere a vuoto. Di costruire a vuoto. Di dormire a vuoto. A vuoto. E non venire a dirmi che il vuoto è una cosa bella perché lo puoi riempire con tutto ciò che vuoi. Non venire ad insultare la mia intelligenza. Il mio vuoto lo posso riempire di altro vuoto. Eppure ero così vivo, un tempo. Dovrei scopare, forse. Forse dovrei farmi una bella scopata. Bere e scopare e farmi assalire dai sensi di colpa e vomitare. Forse dovrei farlo. Scopare a vuoto. Zoppicando da un giorno all’altro, provando a capire cosa cazzo sto facendo della mia vita. Cosa cazzo fare. E non comportarmi come una carcassa in balia delle onde. Spiaggiato come una cazzo di balena morta di raffreddore. Con tutte quelle conchigliette intorno, schiacciate dal peso delle incertezze. Dell’involontarietà. Della non volontà. Irritato. Nervoso. Rabbioso. Bavoso. Credevo di aver trovato la soluzione. E invece no. Invece un cazzo. Invece ho solo sfilato il tappo alla giara dei venti. E poi piove. E almeno questo mi rende più sereno. Non sono neanche in grado di essere meteropatico nel verso giusto, cazzo. Fatti un altro caffè. Campi di caffè, ormai. Ti tranquillizza. Pensi. Cazzo, nemmeno essere caffeinomane nel verso giusto. Non ci badare. Non badare a quelle mail. Lo sai che non ci capiscono una sega, loro, lo sai che il mondo là fuori è pieno di coglioni. Smetti di incazzarti per le stronzate. Concentra la tua rabbia. Fai cerchi. Chiudi cerchi. Cerchi. Cerchi. Fumo troppo. E lo sai che cambi continuamente il soggetto parlante, io e tu, io e tu. Magari perché in una persona sola non c’entra tutto questo casino. Forse è così. Dev’essere così.

The Monkey’s Lullaby

Pubblicato: 08/31/2012 in Notte

Scimmia.
Eh.
Dormi?
No.
Cazzo, Scimmia.
Cosa?
Dovresti dormire un po’ di più.
E da quando sei diventato il mio cazzo di medico personale?
Non sono il tuo stronzo medico personale. È che se stai sveglio tu, sto sveglio anch’io. E io non sono come te. Io devo lavorare. Devo parlare. Devo apparire intelligente.
Sai cos’è successo stasera?
No, Scimmia. Dimmi.
M’ha scritto una.
Che culo.
Be’, di questi tempi…
Eh no, Scimmione del cazzo.
Mi ha scritto una da un’altra vita.
Eh, lo sapevo.
Io no.
Scimmia, sarai stato te a fare il primo passo. Lo fai sempre, te. Basta che si abbassi un po’ il livello di attenzione nei tuoi confronti e vai subito a cercare conferme dove sei sicuro di trovarne. Sei un meschino del cazzo, caro il mio Mangiabanane.
Ti dico che non è andata così.
E com’è andata, sentiamo.
È andata che questa m’ha scritto. Che m’ha detto quanto c’era rimasta sotto, ai tempi.
Erano belli i vecchi tempi, eh?
Erano belli, sì. Erano diversi. Scopavo da far paura, ma lo sai che non era quello il bello. Era sentirsi qualcuno. Era sentirsi conteso. Desiderato. Cazzo, ti dico che quella, per dire, la mandai via ancor prima di scoparla. Perché non ne avevo voglia. Così. Fanculo. Usa e getta.
Ah, ma sei cambiato ora, vero, Scimmia, sei diverso, ora, sei maturo, ora: ora rispetti le persone. Ora sei uno che ascolta, vero? Sei uno che non mette se stesso al centro dell’Universo… Ma fammi il piacere, testa di cazzo. Dovresti dormire.
Non lo so. Un po’ sì. Un po’ sono cambiato. Ma mi chiedo se sia un bene o no. Certe sere…
Cosa?
Cazzo, certe sere non riesco a capire. Non lo so, non capisco se sono quello che caccia di casa una che non ti chiede nient’altro che una scopata sportiva. O se sono quello di dopo. Quell’altro. Sai a cosa mi riferisco.
Lo so.
Boh. Ti dico che davvero non lo so. È come se fossi a pezzetti. È come se il disegno finale fosse diverso da quello della scatola. È come se avessi perso qualche pezzo.
Magari lo ritrovi, Scimmia.
Non so se lo voglio fare.
Trovarlo?
Cercarlo.
Dormi, Scimmia. Dormi. Chiudi gli occhi e credi a qualcosa. Credi alle tue mani. Credi alle tue gambe. Credi nei tuoi occhi. Prova a frugare tra le pieghe dei giorni e delle notti. Dei risvegli. Dei viaggi. Dei ritorni. Qualcosa, vedrai, salterà fuori, che sia una goccia o una parete, che sia un volto o un bacio. Non ci pensare, Scimmia. Tutto passa. Tutto cambia. Tutto. Tutto. Tutto.

Stridore

Pubblicato: 08/30/2012 in Sera
Tag:

In questa casa c’è rimasto solo il caffè. Che potrebbe sembrare pure tanto. Dipende da come la vedi. Dipende da come la vivi. Da come vivi. Da come vedi e da come guardi. In questa casa non c’è rimasto altro che caffè e io la vorrei distruggere. Ecco quello che vorrei fare. Ecco quello che dovrei fare. Sbronzarmi  e abbattere muri, mobili, finestre, ricordi. Tutto. A testate, a cazzotti, a bestemmie. Disperarmi. Ecco quello che mi è mancato, finora. Forse è quello. Magari sì. Eppure ci penso solo quando ci penso. Non ci penso tutto il giorno. Non ci penso la notte. La notte sogno. Sogni strani. Non sono incubi. Sono solo sogni strani. E’ qualcosa che non esiste. E’ qualcosa che non mi interessa, e su cui, per questo, baso la mia vita. E’ un attrito che stride e strilla e poi fa silenzio e poi ruggisce ancora. E io sono frastornato, cazzo, sono così frastornato che non ci capisco un cazzo. Che non so dove. Che non so come. Non mi vedo in un nessun posto e in nessun quando. Non mi vedo. Non ho identità, non ho nome. Non ho voce. Scrivo per provare a me stesso di essere vivo. Scrivo per non capire, perché non voglio nome, perché non voglio identità. Non voglio me stesso e lo voglio così fortemente da non sapere più usare le parole, le paure, la mia collera infinita e i miei tremolii fatti di cartone. Non odio questa casa, non odio questa cosa, sono un guscio filiforme ed opalescente su cui ti puoi specchiare. E vedere il riflesso dorato del tramonto di un mondo.

Farfalle

Pubblicato: 08/29/2012 in Uncategorized
Tag:

Le illusioni sono dolci come frutti maturi. Le guardi, le sogni, le agogni, sono le mammelle di una madre benevola e fatiscente ma a te non importa, no, a te non importa un cazzo perché tu giochi con le illusioni, e non conta se siano grandi illusioni, piccole illusioni, non conta un cazzo se sono verdi o rosse o gialle o nere. Sono ciò che senti nelle tasche dei pantaloni. Erano vuote e invece eccole lì, piene. E tu non sapevi. Che fai, allora, tu. Tu le accarezzi, le immagini nella tua testa, sulla tua lingua, sulle tue labbra che avrebbero bisogno di labbra. Ci sei, sei vivo, sei in un quadro che non esiste ma oh, cazzo, oh se questo non è il quadro più bello che tu abbia mai pensato di vedere. Toccale, le illusioni, toccale e loro si modelleranno, prenderanno la forma che tu hai, la forma che tu vuoi, ed il sapore, la voce, gli occhi che tu hai, tu toccale e loro arriveranno dove nessuno è mai stato prima, là fuori, in un mondo sconosciuto e vivo. Devi capire. Devi capire che tutto è un’illusione. Devi capire che tutto è finto. Fattene una ragione. E scegliti la tua illusione, amico mio. Che se poi apri le dita, sai cosa ti resta? Un cazzo. Ecco quello che ti resta. Ma tu puoi scegliere. Tu puoi tenere i pugni stretti. Le farfalle possono lo stesso volare.

Drawings

Pubblicato: 08/29/2012 in Uncategorized
Tag:

Ok, ora ti dico quello che dovrei fare. Poi tu mi dici che ne pensi. E io fingerò che il tuo parere sia interessante, per me. Fingerò anche di dirti che sì, che hai ragione te. Dovrei prima di tutto farmi una doccia. No, non puzzo, sono pulito cazzo. Ma è come se mi sentissi delle scorie attaccate alla pelle. Su tutto il corpo. Come palline di natale carnivore del cazzo. Sento i morsi. Magari l’acqua ne stacca qualcuna. Magari, dico. Non so se sia così. Poi dovrei incendiare qualcosa. O qualcuno. E stare a guardare cosa succede. Ho bisogno di un rito. Non so se mi capisci. Voglio dire che ho bisogno di un epifanico episodio liberatorio. Di credere in qualcosa. Ecco di cosa ho bisogno. Ma non è mica facile, sai. Non è per nulla facile liberarsi di me. Dovrei decidermi a muovere il culo. Dovrei decidermi e cambiare lavoro. Dovrei disegnare. Dovrei rifare il letto, e scuotere le lenzuola fuori dal balcone, che magari, non lo so, ma magari succede che mi sentirò soffocare un po’ meno. Già, non so se mi capisci, ma è soffocamento quello che sento. E forse è per questo che sono così stanco, così a terra. Cazzo. Devo cambiare casa. E’ vitale cambiare casa. E’ vitale. E poi devo capire dove cazzo devo andare. Capito, adesso? E tu che dici?

Buio

Pubblicato: 08/29/2012 in Uncategorized

Tieni gli occhi chiusi e le mani aperte per riempire i tuoi vuoti.
Ascolta il tuo respiro, per riempire i tuoi vuoti.
Abbraccia quei desideri. Falli a brandelli.
Calpesta tutto quello che pensavi di sapere. Perché era tutto falso, quello che pensavi di sapere, quello che sapevi. Distruggili i sogni di ieri. Fanne una palla e scaraventala nel nulla. Come cenere alla cenere. Terra alla terra. Aria. Manca l’aria, in mezzo a questi vuoti, e io non so, io non lo so. Io non lo sapevo qual era il prezzo per i miei vuoti. Me l’aveva detto quel vecchio mercante, del resto. Mi aveva avvertito. Ma io no. Io i consigli non li ascolto. Mai. La sua barba raccontava storie e profezie. I suoi occhi erano stanchi e nascosti. Ma io no. Io faccio da solo, gli dissi. Vendi la tua merda ad altri. Lasciami perdere. Vaffanculo. Si alzò dal libro su cui stava seduto. Sorrise. Ma io stavo già sprofondando nel buio. Perché fai come cazzo ti pare, ma al buio, Cristo, al buio.

Nema

Pubblicato: 08/28/2012 in Uncategorized

C’è languore e languore. Ci sono sensazioni e sensazioni. C’è vuoto e vuoto. Qualche volta sono bagliori. Baluginii lontani, in attesa di un tuono, di un suono, di un sussulto o una carezza. Di un ricordo che cola tra i rami del giorno. Le tue dita si muovono veloci. Così veloce che quasi non si vedono. Così veloci che quasi non si muovono. Resta, resta qui ancora un po’. Ti prego. Perché mi sento solo, sono solo, voglio solo. Cosa voglio. Cosa sono. No, no, questa è una strada sbagliata, questa è una strada verso il nulla. Non porta da nessuna parte, questa strada. Ed è forse per questo che non puoi farne a meno. Il nulla. Il vuoto. L’assenza di ogni cosa che pensavi fosse tua, ormai. Ma non esiste il tuo. Non esiste il possesso. Non esiste il dato di fatto. Non esiste un cazzo. Non esiste un cazzo. E tu dovresti riempirlo, tutto quel vuoto. Dovresti farlo. Chiamala spiritualità. Chiamala sesso. Chiamala vita. Morte. Soffio. Respiro. Volontà. Tu sei il primo uomo, la prima scimmia, e puoi inventare il nome di ogni cosa. Ma non hai colori. Non hai matite. E come cazzo puoi pensare di scintillare in mezzo alla notte. Tu.