Nel condizionale

Pubblicato: 01/12/2014 in Uncategorized

Se ci pensi, quello che ti viene da chiederti è: ma cosa cazzo ci fai, tu, qui, ora, adesso, in questo momento. Questo non è un passo avanti. Questo è un salto con gli occhi chiusi. Perché poi li apri e quello che vedi è un parcheggio buio, qualche macchina che passa, la nebbia, una birra aperta, una qualche musica. Cazzo ridi, allora; cosa cazzo ridi, non c’è un cazzo da ridere, forse è per questo che ridi; forse è per questo che ridi. Metti che muori domani. O stanotte. O adesso. Non lo sai. Non si sa. Cazzo ne sai, non si sa. La nebbia un po’ dappertutto, quindi casa è un po’ dappertutto. Qualche odore, qualche parte, qualche pelle. Roba così, capisci? C’è una finestra da cui filtra una luce blu. Dov’è la gente? Dove sono finito tutti? Eppure avevamo detto che saremmo stati per sempre da qualche parte. Non ci sono più per nessuno, non c’è più nessuno per me; il parcheggio non brulica, e se vuoi salvarti quello che devo fare è non pensare. Un po’ come succede nei sogni, o qualcosa del genere. Lasciare che accada. Quello che accade sta lì, accanto al respiro, poco più là; sul letto sfatto, sui materassi scomodi. Lì, da quelle parti. E se le cose non sono più quelle che erano e che avrebbero dovuto, avrebbero potuto ecc. la questione sta lì: nel condizionale. Il condizionale è un passato che non ti molla. A meno che ti non smetta. A meno che tu.

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commenti
  1. derivalsa ha detto:

    (“Avrei potuto” è una gabbia e non vorrei viverci mai)
    Sorridi.

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