Archivio per la categoria ‘Uncategorized’

#zerotré

Pubblicato: 03/06/2016 in Uncategorized

Ci sono volte in cui vorrebbe solo lasciarsi sgretolare, col rumore delle foglie che cadono, col frastuono delle foglie che. Conosce i motivi e sorvola spesso. Quello che vorrebbe è guardare da lontano, e ciò che gli riesce meglio, ciò che può, ciò che non finisce e ciò che a volte capita agli altri. Non esistono vie d’uscita, pensa: la fuga non funziona più, dopo i mille più due girotondi dentro a cui si è nascosto a tempi alterni. Ma i passi, li senti?, li senti quei passi allontanarsi soffici, senza nomi, e via dicendo? 

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#002

Pubblicato: 02/29/2016 in Uncategorized

Si è così intestardito. Si è così appeso. Si è così lasciato prendere. Cristo, tutte le volte che si è detto: non importa, che importa, cazzo vuoi che importi. Forse, all’inizio, voleva solo convincere se stesso. Così, per andare avanti qualche altra ora, o secolo, o vita: ancora non aveva deciso. Forse, all’inizio non aveva trovato altre difese da opporre. Ma mentre pensava di lasciarsi scivolare tutto addosso, quello che stava succedendo riguardava mura alte come montagne nere. Di quelle che proiettano ombre su ombre. Di quelle che inghiottono tutto, tutto quanto, rendendo tutto, tutto quanto, una di quelle notti così buie da perdere sogni, speranze, desideri, condizionali. Ma a lui non importava un cazzo, s’è detto: zero, niente di niente. E si è cullato così a lungo in questa nenia disarmante da non accorgersi che poi, dopo, ora, quel nulla ha avvolto tutto di polvere spessa, inutile, senza rabbia né rimorsi, senza sorrisi né passi avanti. La sua sicurezza è diventata un acquitrino nauseabondo dove le cose che succedono succedono sempre qualche metro più in là: era quello che volevi, è quello che hai, ma ciò non cambia il nome della morte.

#001

Pubblicato: 02/28/2016 in Uncategorized

Ti pare quasi di riuscire ad avvertirne il sapore, di tutta quella sterminata, involontaria frenesia che ti si aggancia alla gola passando da dentro anche perché laggiù, là dentro, c’è uno di quei vuoti che il rischio di perderti è reale, lo senti, è reale. 

Cieli altri

Pubblicato: 10/01/2015 in Uncategorized

Lo stritolio incostante dei secondi e delle mani, è quella cazzata che se la guardi, ciò che vedi gira intorno alle linee: linee che non riempi, che forse neanche ci credi, e che sono l’unica cosa a cui aggrapparsi per riempire un vuoto capace di agguantarti e stritolarti come un buco nero svogliato; tirare linee e ripartire da capo, uno di quei difetti a cui aggrapparsi per restare a galla in qualche modo, tirare linee e ripartire da capo per giustificare boccioli che restano boccioli: nuvole che non piovono e tramonti in bianco e nero. Bella merda, cristosanto. Non ci sono particolari perché non ci sono particolari in generale: tutto si mischia, tutto diventa troppo e nulla allo stesso tempo, e guardare un po’ più in là è uno strazio inutile, irrevocabile, gradevole. Tira una riga sui giorni passati, tira una riga sui giorni da passare: tira una riga su volti e parole, su luoghi e respiri; tira una riga e poi un’altra e un’altra ancora, e che siano dritte e belle e morbide, perché sono le sbarre della prigione da cui osserverai in silenzio cieli altri.

#001

Pubblicato: 03/05/2015 in Uncategorized

Quando tira un vento così forte è complicato restare seduti e non lasciarsi sconvolgere e travolgere e rotolare dentro tutte le tonalità di grigio che un dio pittore escogita nelle notti da ubriaco nere come il vino, come la notte e come il vino; quello che pensi è che forse sarebbe più comodo mollare gli ormeggi e lasciarsi andare e vedere come va, perché forse va, ma non tenti mai, non provi mai, c’è polvere e c’è altro che finisce negli occhi come granelli di trascuratezza e senza freni.

Pulviscolo vario

Pubblicato: 01/29/2014 in Uncategorized

D’altronde, ogni cosa ha un nome solo. Così sei sicuro di poterlo sbagliare. E poi ripartire. Certe volte un po’ a cazzo, che ripartire mica è una cosa da fare così, a occhi chiusi. Che uno riparte e riparte per il verso sbagliato. Nella direzione sbagliata. Col piede sbagliato. E poi, che si fa. E’ un problema. Lo è? No, sì, boh. Non pensarci è la risposta. Andare e poi vedere. Obiettivi grandi, passi piccini. Anche l’universo è fatto di pulviscolo, se ci pensi; se ci pensi, tutto si può ridurre a punti e linee, o altre robe metaforiche del cazzo che non servono a un cazzo e di cui non si capisce un cazzo. Ma le cose vanno così. E non capirci un cazzo, oh; non capirci un cazzo è la benedizione che vai cercando da quando sei nato. Da quando sei ripartito. In questa metempsicosi quotidiana. Questo balzellare da un essere all’altro. D’altronde, ogni cosa ha un nome solo: lo dico a quegli occhi spenti che intravedo riflessi sulle piastrelle candide del bagno. Un passo e poi un altro. Quando poi domani diventa oggi ci sarà un altro domani da inseguire col fiatone appeso allo stomaco. Perché preoccuparsi, quindi. C’è sempre un tempo a cui rimandare il tempo. C’è sempre un verso sbagliato da rettificare, e un sorriso a cui pensare, e una qualche scelta da prendere, una mano da accarezzare. Robe così. Cose. E ognuna di esse ha un nome. Un nome solo, fatto di mille nomi e pulviscolo vario.

Nel condizionale

Pubblicato: 01/12/2014 in Uncategorized

Se ci pensi, quello che ti viene da chiederti è: ma cosa cazzo ci fai, tu, qui, ora, adesso, in questo momento. Questo non è un passo avanti. Questo è un salto con gli occhi chiusi. Perché poi li apri e quello che vedi è un parcheggio buio, qualche macchina che passa, la nebbia, una birra aperta, una qualche musica. Cazzo ridi, allora; cosa cazzo ridi, non c’è un cazzo da ridere, forse è per questo che ridi; forse è per questo che ridi. Metti che muori domani. O stanotte. O adesso. Non lo sai. Non si sa. Cazzo ne sai, non si sa. La nebbia un po’ dappertutto, quindi casa è un po’ dappertutto. Qualche odore, qualche parte, qualche pelle. Roba così, capisci? C’è una finestra da cui filtra una luce blu. Dov’è la gente? Dove sono finito tutti? Eppure avevamo detto che saremmo stati per sempre da qualche parte. Non ci sono più per nessuno, non c’è più nessuno per me; il parcheggio non brulica, e se vuoi salvarti quello che devo fare è non pensare. Un po’ come succede nei sogni, o qualcosa del genere. Lasciare che accada. Quello che accade sta lì, accanto al respiro, poco più là; sul letto sfatto, sui materassi scomodi. Lì, da quelle parti. E se le cose non sono più quelle che erano e che avrebbero dovuto, avrebbero potuto ecc. la questione sta lì: nel condizionale. Il condizionale è un passato che non ti molla. A meno che ti non smetta. A meno che tu.